Questa recensione del libro di M.Onfray “La cura dei piaceri”, scritta nel 2009 per un’eventuale successiva pubblicazione, è tuttavia rimasta incompiuta. Fra le cose incompiute che mi piacerebbe, un giorno, almeno arricchire. Si intuisce comunque almeno il mio pensiero di fondo, molto negativo, su questo libro e sul suo autore.
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“Ogni volta che il desiderio è tradito, c’è un prete di mezzo”
Deleuze-Guattari, “Millepiani”, p.243
Non c’è un solo modo per essere preti. Non c’è un solo modo per castrare il desiderio, per ridurlo a mancanza.
Per mancarlo, e per mancarne la mancanza stessa.
Quando Deleuze-Guattari, il primo caso di nome collettivo in filosofia, descriveva in Millepiani le modalità con cui il prete aveva lanciato la sua maledizione sul desiderio per delimitare la sua sfera di influenza e le opportunità del suo predominio, quel prete non si identificava solo con l’uomo recante tonaca e breviario di santa romana chiesa.
La figura più recente di quel prete, scriveva il pensatore multiplo, è lo psicoanalista; egli, pur avendo strappato il desiderio al mero biologismo riproduttivo, ha mantenuto il desiderio sotto lo scacco del piacere. Non un desiderio che produce, crea, genera, ma un desiderio che ha come obiettivo la sua stessa eliminazione, la sua mortificazione – mediante il piacere, che lo estingue.
Fin dal titolo, il recente libro di Michel Onfray, “La cura dei piaceri”, ed. Ponte alle grazie, sembra appunto mettere al centro di una indagine filosofica sulla sessualità – ovvero sul desiderio – il piacere, di cui secondo Onfray la filosofia dovrebbe prendersi cura.
Tanto forte è la necessità di questa “cura filosofica” che Onfray ritiene opportuno applicare alla sessualità umana, che addirittura, nel finale dell’opera, la stessa pornografia – ovvero il territorio in cui la sessualità privata si traduce nella sua immagine pubblica, ovvero nelle modalità della sua autocoscienza e rappresentazione – viene sottoposta a una revisione speculativa, postulando una “pornografia filosofica” prossima ventura.
Scopo del libro sarebbe innanzitutto – apparentemente, e in parte anche realmente – quello di esercitare un tenace lavoro di decostruzione della mortificazione imposta dalla dottrina cattolica alla sessualità umana, in particolare mediante l’apostolato e il culto di San Paolo.
A questa pars destruens – che si rifa a numerosi testi precedenti di Onfray, in primis il ben noto “Trattato di ateologia” – il pensatore francese ritiene di poter affiancare una pars costruens in cui identificare, sulla scorta della tradizione indiana, fra kamasutra e tantrismo, le caratteristiche di un erotismo solare, libero dalla maledizione negativa imposta dai preti cattolici.
In mezzo a queste due parti, a fare da mediatore e da canale di transizione fra distruzione e recupero della sessualità umana, il pensiero e le biografie di due pensatori della sessualità (e del desiderio, più che del piacere): Sade e Bataille.
