Baaria

Questo è l’inizio di un articolo sul film di Tornatore, Baaria, che stavo scrivendo quando imperversavano polemiche, basate su un certo animalismo di maniera, su certi eccessi di realismo del film stesso. In realtà voleva essere un articolo minimale sull’etica dello sguardo. Che cosa significa rendere giustizia a un’opera?
Di fronte all’opera, l’uomo costituisce e riconosce i suoi margini. Ciò che è tremendo, il deinon artistico, non è il misterioso messaggio a cui l’autore è proteso – ma l’assenza di questo, e la necessità di supplire a questa assenza, da parte di chi osserva.

Etica dello sguardo sarebbe quindi, innanzitutto, accettare questo dolore. Riconoscere la morte, anche quella di un bovino, per ciò che è: l’emersione di un vuoto, la testimonianza di un irresponsabile.

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L’animale è povero di mondo”

(M.Heidegger)

Il destino di un’opera, per lo più, scaturisce da un suo dettaglio, anziché dalla sua totalità. Un che di fuori posto, una interruzione nel continuum espressivo di una performance artistica, spesso costituisce la piega che raccoglie, e distingue, i sostenitori più entusiasti e i più acerrimi critici di quell’opera. Ci accorgiamo della presenza di una porta, in genere, soltanto quando essa è chiusa; oppure se essa costituisce uno dei pochi resti visibili di una antica edificazione, come nel caso della micenea “Porta dei leoni” – interrompendo così il continuum della distruzione operata dal tempo.

Nel caso di un recente e importante film, il dettaglio che cattura la maggior parte dell’attenzione degli osservatori sembra essere, a dispetto della globalità dell’opera, una singola scena, i pochi fotogrammi in cui si assiste alla crudele uccisione di un bovino. Uccisione che costituiva, secondo la realisticità voluta dal regista, una normale pratica quotidiana dei tempi che furono, né ostentata né celata alla conoscenza generale.

Tale uccisione e la sua crudezza, invece – per quanto tecnologizzata e resa apparentemente cruenta – oggi costituiscono per gli osservatori del film un drammatico ostacolo, un inceppamento nello svolgersi della propria tranquilla visione del film. Tant’è che sono molti a rivoltarsi, innervositi dalla scena, insultando il regista e giudicandone l’intera opera a partire da questa scena.

(settembre 2009)

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