Riguardo Grodek

Questo breve testo accompagna la traduzione di “Grodek“, l’ultima poesia di Trakl. Si tratta di un breve testo filosofico, che riprende alcune argomentazioni di Heidegger sulla poetica di Trakl, in particolare presenti in “In cammino verso il linguaggio”.

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Si tratterebbe, a mio modo di vedere, di un problema di traduzione.Si tratterebbe di un’esteriorità da non raccogliere, di una permanenza dovuta nel perimetro, nella circolarità di un accampamento, di una stasi preliminare. Si dovrebbe trattare di una traduzione, e quindi di un tradimento, se vogliamo di una diserzione.

Il poeta di cui abbiamo ripetuto gli ultimi versi, Georg Trakl, morì da soldato, si suicidò da soldato.O da disertore….
Grodek fu il luogo di uno dei primi scontri della prima guerra mondiale.Nella crudeltà di quell’apocalisse uno spirito più sottile percuoteva l’animo di Trakl…lo spirito di Elis, lo spirito del nascituro nipote.Il nipote di cui si attende la nascita, sempre che un fulmine fecondi ancora una vicinanza…un fulmine nella notte.
Quale via ci conduce alla vicinanza?Come abbiamo detto, siamo di fronte a un problema di traduzione.La poesia ci invita a chiudere il cerchio, a ritrovare il suo senso nella circolarità di un accampamento e nel venir meno di questa sicurezza, nella rottura del velo che difende e nello sfacelo della guerra…La poesia ci invita a chiudere il cerchio, a non disertare.
E’ dunque questo il significato di “Grodek”?Oppure forse nella diserzione del poeta è racchiuso un gesto più misterioso, un gesto che precede ogni azione e ogni passività, un gesto che solo la nostra cecità ci fa vedere come religioso, come inaugurante?
Rintracciando il luogo del poetare di Trakl, Heidegger sostiene che “un giudizio sul carattere cristiano del poema di Trakl dovrebbe prendere in considerazione innanzitutto le due ultime poesie “Lamento” e ”Grodek”.Ci si dovrebbe chiedere: perchè il poeta, se è così decisamente cristiano, non invoca qui, nelle sue ultime parole nascenti dall’estremo della sua umana miseria, Dio e Cristo?Perchè nomina invece l’ombra vacillante della sorella e la chiama <<colei che saluta>>?”
Chiaramente, il cristianesimo non ha niente a che fare col luogo da cui parla il poetare di Trakl.Il poetare di Trakl, infatti, non oltrepassa la morte in quanto contraddizione estrema…ma fronteggia la morte, è la narrazione stessa di questa esperienza del “Fronte” rispetto alla quale ogni esperienza bellica diventa una mera ripetizione….che però concentra in sè tutte le possibilità sprigionantesi dal rapporto iniziale e iniziatico con la morte, dalla nudità del confronto.
Ascoltiamo la poesia.I primi versi parlano di una scena di battaglia, ancor meglio di ciò che resta di una battaglia, della suprema desolazione che avvolge i soldati morenti o già trapassati dalle “armi mortali”.”Pure”, come dice la poesia, un dio è presente, il confronto coi divini non è perso, ma il dio è furente, è un dio che è ìnnanzitutto “rossa nube”, cioè “sangue sparso”; la presenza di questo dio ci ricorda che “tutte le strade sfociano in nera putredine”, nella definitività della dissoluzione.Ecco dunque presentarsi la sorella…di questa sorella Trakl dice che “vacilla…per la selva ammutolita”.Chi è questa sorella?Il poeta dice, in una poesia che si chiama “Crepuscolo spirituale”, che “sempre risuona la lunare voce della sorella/ attraverso la notte spirituale”.La sorella è dunque colei che vigila e inaugura la notte dello spirito, il suo raccogliersi in sè stesso, il suo presentarsi dinanzi alla morte nell’unità del suo naufragio.La sorella è la morte stessa, sorella morte che il poeta all’estremo giorno dei suoi non può non cantare, nell’ultimo suo canto.
Si trattava di un problema di traduzione.Si trattava di riportarsi nel luogo di un linguaggio possibile, partendo dal silenzio di Polemos.Si trattava, per Trakl, di consegnarci l’essenza di una poesia morente, oltre “il furioso lamento/delle loro bocche in frantumi”, le bocche dei guerrieri morenti- la bocca di un poeta, Trakl, che morirà solo pochi giorni dopo questa splendida, immortale poesia.

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