Grodek

Da “Apocalisse e rovina”, raccolta postuma di Georg Trakl, l’ultima poesia di questi, la poesia estrema, in una mia traduzione risalente alla fine degli anni ’90.

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A sera risuonano i boschi autunnali

di armi letali, le auree distese

e gli azzurri laghi, e dall’alto il sole

rovina all’orizzonte, più oscuro; la Notte abbraccia

guerrieri morenti, il furioso lamento

delle loro bocche in frantumi.

Pure silenziosa si raduna fra i salici

rossa nube, soggiorno di un dio furente,

il sangue sparso, argentea frescura;

tutte le strade sfociano in nera putredine.

Sotto gli aurei rami della Notte stellata

vacilla l’ombra della sorella per la selva ammutolita

a salutare gli spiriti degli eroi, le teste insanguinate;

e lievi risuonano nel canneto i sinistri flauti autunnali.

O più fiera pena!O, voi, ferree are,

l’ardente fiamma dello spirito nutre oggi un possente dolore,

i nascituri nipoti.

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