Perchè la poesia

Abbozzo di riflessione sulla poesia, a margine di una poesia in particolare, un raro frutto del 2007.

——————————-

Perchè la poesia.

Ovvero, alcune note a margine della mia ultima – prima(di un rinnovato impegno) poesia, di cui al post precedente.

Scrivere poesie è per me qualcosa che ha che fare strettamente con il crimine di vivere. La vita come un delitto: in questo senso la clandestinità che è propria alla poesia – non v’è poesia senza segreto – è il clima e la possibilità di un incontro che è innanzitutto trasgressione.

Comunicare è trasgredire, comunicare è la dolenzia del superamento del limite, comunicare è faccenda di confini e della cenere, nostalgia di un fuoco che ha distrutto irrimediabilmente questi margini – appariscenza e declino di quella forma e di quelle convenienze, che delimitano la sensatezza del discorso consueto, dall’abisso del senza senso.

Lì dove la parola si inabissa nel segreto(cripta, e secreto) che gli è proprio, lì dove la lettera e ogni letteralità brucia, è quello il luogo della poesia – “dunque il poeta è veramente rubatore di fuoco“(Rimbaud).

Ho affondato la mia penna a lungo, nell’inchiostro della vita consueta, alla ricerca di quei confini e di quella misura, fra terra e cielo, benedizione per l’umano abitare.

Poetare non ha nulla a che fare con quella misura, ma quella misura è necessaria all’incedere del verso, perchè è solo nel metro, che io posso perdermi.

In altri termini: ti ho trovato – autrui,- qui nella poesia – raggiunto, e sopraffatto(ecco dunque il delitto: lo stupro) – perchè mi persi, nella misura del tuo campo – e trasgredii.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>