Dove eravamo rimasti

“….forse prigionieri o fuggiaschi/forse altrove…”

Possiedo un dominio personale, questo, dall’ormai lontano 27 novembre 2003, e dopo un poco, trovando troppo noiosa la mia vita per ammorbarla anche con un sito statico, avevo già deciso di trasformarlo in un sito dinamico, in un blog – installato su piattaforma WordPress, come questo.

Bazzicavo il mondo dei blog già da tempo addietro, su blogger, su splinder, fin dalla prima diffusione di questo fenomeno….la mia esistenza in rete del resto è curiosa in tal senso. Non sono mai stato una blogstar nè una star di alcun tipo, mi sono sempre aggirato come un fante maldestro nelle trincee di prima linea come se fossi lì quasi per caso a constatare che anche questa volta niente di nuovo, sul fronte occidentale.

E così anche la presenza di questo mio blog sulla rete avrebbe potuto passare più o meno inosservata come il resto, come più o meno quasi tutto ciò che scrivo è scivolato via come cenere, nata per essere tale.
E poi invece qualcosa accadde.

Stavo per festeggiare il primo compleanno di mio figlio Vinicio…il blog aveva avuto almeno una sua utilità in questo, nel consentirmi di divulgare praticamente in tempo reale, al momento della nascita, le sue primissime immagini appena scaricate dalla fotocamera, appena due ore dopo la nascita, quando confuso, stordito e annientato dall’emozione e dalla stanchezza, ero rientrato a casa per dormire poche ore.

Ebbi una chiamata della polizia postale, era settembre 2007. La mia presenza in rete non era più semi-clandestina. Qualcuno aveva trovato da ridire.

Fui identificato, interrogato, indagato. Diffamazione aggravata a mezzo stampa.

E’ una vicenda di cui si è molto parlato in rete, anni fa, in breve un giornalista e politico di un partito attualmente molto in auge nel Nord Italia improvvisamente sentì la necessità di perseguire legalmente una notevole quantità di blogger, si parlò di decine o di centinaia di indagati.
Il mio blog non era coinvolto direttamente, ma lo ero io in quanto avevo espresso pubblicamente solidarietà ad altri indagati…

Vengono in mente le tante pericolose iniziative legislative intentate o realizzate per limitare la libertà d’espressione dei blogger, o per perseguirli legalmente in modo più immediato, facile, drastico. Io ho sperimentato sulla mia pelle cosa significa.

Significa, in poche parole, che se non sei ricco e potente, se non hai le spalle coperte, se ti succede quel che è successo a me fai una sola cosa: chiudi, cancelli tutto, per paura.

Ho dovuto rendere conto alla mia famiglia, spiegare loro come mi fossi cacciato in un guaio simile….e non è facile, non è facile convincere persone estranee alla rete, che tu non hai fatto nulla di male, che tu usavi solo della tua libertà d’espressione costituzionalmente garantita, che non diffamavi nessuno. Ti diranno tutti, per lo più, perchè non ti fai gli affari tuoi, sei precario, sei povero, hai un bimbo di pochi mesi, come hai potuto metterti in guai simili? E così cancellai tutto. Sparii. Cercai di far perdere le mie tracce.

Il mio è stato l’unico caso, fra tutti, a giungere fino al GIP. Gli altri erano stati archiviati prima. Ci sono voluti 15 mesi, prima che il mio avvocato mi informasse via mail che “Abbiamo una buona notizia. Il procedimento e’ stato archiviato”.

E questo dunque è il punto da cui si riparte. Cioè da questo dubbio di fondo: è ancora possibile, in Italia, scrivere sui blog liberamente, osservare ciò che accade e descriverlo a parole proprie? O bisogna limitarsi a parlare di ricette o pubblicare foto di gatti? Molti hanno risolto così. Ma io in questi ho perso la fame, e pure i gatti.

Mi rimane solo un occhio sbarrato, che continua a trovare tutto questo un po’ inspiegabile.

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