Ogni volta che mi riaccosto al mare, si risveglia il mio snobismo intellettuale.
Ammassi di carne inzuppati nell’acqua torbida di un mare troppo calmo, innaturale.
Tutto questo sudore senza vergogna.
Tutti questi costumi, che coprono quel poco che tutti vorrebbero esibire, ma non possono.
Tutti questi costumi che non coprono tutto quello che non si vorrebbe vedere, e invece si è costretti a osservare.
E i ragazzini – i ragazzi maschi – peggio ancora. C’è un’età – fra i 9 e i 14 anni, all’incirca – in cui andrebbero relegati in una spiaggia a parte, come si fa con i nudisti. Palle da tennis o simili, scagliate a decine di metri di distanza, nell’acqua. Senza possibilità di scampo. Ti tocca, per forza, essere colpito. Alla testa. Ti tocca guardarti intorno, perchè una botta in testa è in agguato, da qualsiasi direzione.
E la crema solare, ottima solo a una scopo, impiastrarti bene il corpo, cospargendo e amalgamando la sabbia fino a ottenerne un unico fango che non cura niente. Buono solo per sporcare ovunque, quando finalmente tornerai a casa.
L’unico mare che mi piace è quello sgombro di persone, me compreso. Il mare è un mistero che va amato – accettando e riconoscendo di esserne esclusi.
